11061333_10153132082634400_5641081862604777804_nnUn giornalista voleva fotografare questa bambina siriana.

Lei ha pensato la fotocamera fosse un’arma e si arrese.

Guardando nei suoi occhi si capisce quanto è danneggiata la sua anima.

Farà mai la vita giustizia alla sua infancia e riporterà il sorriso a questo volto angelico?

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Decine di rapimenti e uccisioni: la morsa di Isis sui villaggi assiri del Khabour

Milad, un giovane di 17 anni è stato martirizzato, decine di famiglie rapite e il bilancio non è completo. La morsa barbara di Isis sui villaggi del Khabour, a Nordest della Siria non perdona. La richiesta di aiuto della chiesa locale.kartestart (1)

L’Isis avanza in Siria e conquista due villaggi cristiani Assiri nella regione del Khabour. La notizia proviene dall’Archimandita Emanuel Youkhana del CAPNI (Christian Aid Program Nohadra-Iraq): i terroristi hanno circondato due villaggi del governatorato di Hassaké (al confine con l’Iraq): Tel Shamiram e Tel Hormizd. Decine di famiglie sono state fatte prigioniere: 50 di Tel Shamiram, 26 di Tel Gouran e 28 di Tel Jazira, mentre altri 14 giovani (12 uomini e 2 donne) sono tenuti in ostaggio dai miliziani sunniti. Un 17enne di nome Milad è stato martirizzato e ucciso. Continua a leggere

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San Milad Saber e i suoi venti compagni

La loro storia è la stessa degli Atti dei Martiri del primi secoli. Uccisi dalla spada dell’islam per puro odio della loro fede cristiana
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di Sandro Magister

ROMA, 2 marzo 2015 – Hanno rifiutato di adorare i falsi dei, sono rimasti forti nella fede del loro battesimo, sono stati decapitati mentre invocavano il nome di Gesù.

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Aleppo, un parroco racconta della battaglia nella città martire simbolo di una “guerra artificiale”

Padre Rodrigo Miranda, cileno, ha trascorso gli ultimi quattro anni nell’inferno della città siriana. Ha assistito i suoi parrocchiani durante i tre anni di assedio tra le violenze, le uccisioni, i sequestri. Ha vissuto in prima persona la battaglia iniziata nell’estate del 2012, che più delle altre riassume la tragedia della popolazione. “La gente non ha mai chiesto un cambiamento, né politico, né culturale. Stava bene come stava. Non voglio canonizzare Assad, ma tra i ribelli solo il 2% sono siriani, la maggioranza sono stranieri, di 83 diverse nazionalità”

http://www.repubblica.it/solidarieta/volontariato/2015/02/17/news/aleppo-107564261/

ROMA – Padre Rodrigo Miranda, quarant’anni, cileno, è un missionario dell’Istituto del Verbo Incarnato che ha trascorso gli ultimi quattro anni della sua vita in Siria, nell’inferno di Aleppo. Parroco della Cattedrale del Bambino Gesù, dal 2011 ha assistito i suoi parrocchiani durante i tre anni di assedio della città, tra le violenze, le uccisioni e i sequestri. A Roma è tornato da pochi mesi, e qui lo abbiamo incontrato per ascoltare la sua testimonianza. La testimonianza di chi ha vissuto in prima persona la battaglia per Aleppo che, iniziata nell’estate del 2012, più di tutte le altre riassume la tragedia della popolazione siriana. Quella della gente, che abitava la città più ricca e popolosa della Siria e che d’un tratto si è ritrovata al centro di uno scontro violentissimo tra i ribelli e l’esercito di Assad, costato la vita a migliaia di civili.

Un conflitto artificiale. “Con il suo mosaico di culture e religioni, Aleppo è sempre stata una città modello della convivenza tra cristiani e musulmani” ci racconta Padre Rodrigo, e “la guerra è arrivata all’improvviso, contro persone che mai si sarebbero aspettate una reazione del genere di fronte ad un conflitto artificiale”. Ci incuriosisce quest’ultima affermazione. “La popolazione siriana”, spiega il sacerdote, “non ha mai chiesto un cambiamento, né politico, né culturale. Mai. La gente stava bene così come stava”. “Con questo non voglio canonizzare Assad”, continua, “ma voglio dire che il conflitto è stato il frutto di un processo estremamente veloce e violento. Tra i combattenti dell’esercito libero, infatti, solo il 2% sono siriani. La maggioranza sono stranieri, di 83 diverse nazionalità”.

Le persecuzioni contro i cristiani. Prima della guerra, ad Aleppo i cristiani erano circa 300.000. Dei 4.000 fedeli che frequentavano la parrocchia di Padre Rodrigo, oggi ne sono rimasti solo 25. Gli altri sono scappati, oppure “sono stati uccisi, soprattutto donne e giovani”. “Molti sequestrati” racconta il sacerdote. In effetti, i cristiani, più di altri, in Siria, sono stati presi di mira dai gruppi islamici radicali. “Succede perché hanno una grande influenza in molti settori della società, e perché hanno la capacità di dialogare, di aprirsi all’altro, di rispettarlo. Quando sentiamo che l’Isis avanza nel nord dell’Iraq o della Siria è perché queste zone sono popolate da cristiani, e la risposta di un cristiano è molto diversa rispetto a quella di altri”. Sul fronte umanitario, poi, la situazione non migliora: “ieri ho parlato con i miei parrocchiani: non hanno acqua, luce ed elettricità da dodici giorni. Le promesse delle Nazioni Unite di inviare aiuti sono rimaste solo promesse”.

Un grado di violenza inaudito. A pochi metri di distanza dalla parrocchia di Padre Rodrigo si trovava l’università di Aleppo, che il 15 gennaio del 2013 è stata il teatro di un violento attentato in cui hanno perso la vita centinaia di giovani studenti. “Era mezzogiorno, l’ora di punta, quando sono caduti i tre missili. L’università era piena e molte persone erano in strada” ci racconta. “Quando è caduto il primo missile ho iniziato ad aiutare le persone che avevo davanti a me. Poi mentre stavo correndo verso l’università per aiutare gli altri, ho visto il secondo missile che arrivava. Ho cercato di rifugiarmi tra un muro e alcune auto. Ho sentito un rumore, uno strano silenzio, e poi il disastro. È stato un massacro”. “All’inizio”, continua, “hanno detto che i missili erano dell’esercito di Assad. Ma il nostro quartiere è controllato dall’esercito: sarebbe come dire che hanno sparato contro loro stessi. Poi, che l’esercito aveva colpito per sbaglio. Ma se sbagli, sbagli una volta, non tre. L’altra ipotesi è che siano stati i ribelli, che sparavano per colpire l’esercito che controlla il nostro quartiere”. Il ricordo che è rimasto più vivido nella mente del sacerdote è proprio il “grado di violenza contro i civili”. Ascoltiamo il suo racconto e ci viene in mente solo una domanda, la più banale. Non ha mai avuto paura? Mai, ci risponde sorridendo: “in quei secondi non riesci neanche ad avere paura. Pensi soltanto ad aiutare”.

Le bugie dell’informazione. “Quello che il popolo siriano desidera sopra ogni altra cosa è che fuori dalla Siria si racconti finalmente cosa succede davvero in Siria”. La disinformazione riguardo il conflitto, secondo il sacerdote, è stata enorme. Gli chiediamo qual è la bugia più grande: “quella dei ‘regimi’, il voler catalogare a tutti i costi come ‘dittatorì tutti quelli che non fanno come vogliono loro”, ci risponde senza esitare. “Non si può applicare la ‘democrazià come la intendiamo noi, in Paesi dove c’è un substrato culturale totalmente diverso: il rispetto della diversità e della cultura dell’altro è il presupposto per garantire la pace”. Altrimenti, il rischio è quello di “una radicalizzazione sempre maggiore”. Che è pronta a diffondersi anche in Europa, come già sta accadendo.

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Che significa per un missionario oggi, stare nella missione in Siria?

Che significa per un missionario oggi, stare nella missione in Siria?

In diverse circostanze la gente ci ha domandato il perché stiamo in questa missione, perché andate lì? La vostra congregazione ha missioni in tutte le parti del mondo, potreste stare in qualsiasi altra, ma perché qui e ora, in questo tempo di guerra?

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Tra le moltissime cose che significano per un religioso straniero essere missionario in Siria oggi, abbiamo preso solo alcune.

Per noi stare nella missione significa:

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Mamma sono tornate le colombe?

La guerra è una spaventosa agonia ed i bambini, per essere i più vulnerabili la soffrono in modo particolare.

Una maestra afflitta, ci raccontava che nelle ricreazioni i bambini non facevano altro che parlare di queste cose: “Mia mamma non ha potuto lavarci i vestiti perchè non avevamo l’acqua. Per questo non sono venuto a scuola”…Nel mio quartiere non abbiamo la luce da due settimane”…” “Ieri è caduto un missile nella casa del mio del mio vicino e ci sono stati molti morti; io ho visto tutto dal balcone”… Non sono argomenti di conversazione molto belli per questi fanciulli, però è ciò che respirano da anni!

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I bambini hanno dimenticato le corse Continua a leggere

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…continuate a missionare!!

Cari amici, passando per Roma in transito verso i nostri paesi natale, abbiamo ricevuto un bel regalo: abbiamo salutato al Papa Francesco un mercoledì  durante l’Udienza Generale.

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Piazza San Pietro era colma di pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo. È sempre un miracolo della nostra fede veder congregate migliaia di persone di tutti i tipi, di così diverse culture, unite per amore del Papa, Vicario di Cristo sulla terra.

Come da tradizione, finita la catechesi, il Santo Padre scese dal palco e cominciò ad avvicinarsi alla gente per salutare. Il clima di festa e di allegria che si respirava era contagioso. Si distaccavano i gruppi di pellegrini argentini che cantavano e acclamavano al Papa con quel brio che li caratterizza. Passando vicino alle transenne, il Papa scherzava e parlava con ogni persona con un’attenzione che sembrava unica, come se in quei momenti il tempo si fermasse e come se non di fosse nessuno nella piazza.

Finalmente è arrivato il nostro turno; lo abbiamo salutato e ci siamo presentati come missionari in Siria; all’istante tacerono le risate ed il volto del Papa Francesco divenne triste, lasciando trasparire il profondo dolore che gli produce questa guerra. Abbiamo conversato un pò sulla situazione e gli abbiamo trasmesso il ringraziamento dei nostri fedeli per le sue preghiere. Sono stati pochi istanti ma molto intensi. Mentre già ci stava congedando, con il viso nuovamente acceso, il successore di Pietro ci ha incoraggiato con un vivo entusiasmo e ci ha detto: “Voi continuate missionando!! Continuate a missionare!!

Un forte abbraccio a tutti!!

I missionari dell’Istituto del Verbo Incarnato di Aleppo, Siria

 

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