Che significa per un missionario oggi, stare nella missione in Siria?

Che significa per un missionario oggi, stare nella missione in Siria?

In diverse circostanze la gente ci ha domandato il perché stiamo in questa missione, perché andate lì? La vostra congregazione ha missioni in tutte le parti del mondo, potreste stare in qualsiasi altra, ma perché qui e ora, in questo tempo di guerra?

sirias

Tra le moltissime cose che significano per un religioso straniero essere missionario in Siria oggi, abbiamo preso solo alcune.

Per noi stare nella missione significa:

– Una decisione libera: nessuno ce lo impone, anzi tutto al contrario. Molte volte i nostri superiori religiosi ci chiedono di confermargli il nostro desiderio di rimanere in questi posti, perché se non fosse così, se avessimo qualche motivo che ci spingesse a lasciare la missione, essi sarebbero disposti a darci un nuovo destino missionario. Pertanto abbiamo il privilegio di stare nel posto dove noi desideriamo, dove abbiamo chiesto di andare.

– Un dono di Dio: abbiamo la Grazia di servire a Dio attraverso la Nostra consacrazione, ciò che Dio ha scelto, affinché possano compartire in un modo speciale e molto concretamente la Croce di Nostro Signore Gesù Cristo. Potremmo dire che essi sono “i membri d’onore della Chiesa”, gli tocca soffrire a causa della loro fede, e noi abbiamo la gioia di stare con loro, di accompagnarli.

– La possibilità di vivere la nostra consacrazione a Dio in una maniera più completa: anche se questo è un ideale che si può concretizzare in qualsiasi missione e circostanza, è anche vero che qui siamo più spinti dalle circostanze. Il solo fatto di avere quotidianamente il pensiero che qualsiasi giorno potrebbe essere l’ultimo della nostra vita (pensiero che ogni giorno in qualsiasi posto dovremmo ricordare) è già un aiuto per questo.

– Significa anche sperimentare l’impotenza: davanti al profondo dolore del prossimo, davanti all’ingiustizia e alla violenza che a volte sembrano onnipotenti, davanti alla possibilità di ascoltare solo e di non poter porre un rimedio alle sofferenze, alle morti, e alle desolazioni.

– Significa compartire con loro le esperienze quotidiane:

Le tensioni: davanti alle situazioni di tutti i giorni: gli scontri, le sparatorie, le notizie delle violenze.

L’incertezza: a causa della instabilità e dell’insicurezza.

I pericoli: perché la gente vive continuamente esposta a diversi pericoli.

Le separazioni e gli addii: perché chi ha la possibilità di uscire dal paese prova a farlo. La comunità dei fedeli è diminuita in questi due ultimi anni.

L’allegria delle cose semplici: imparare con loro ad allegrarsi delle cose più semplici, perché abbiamo sperimentato ciò che significa esserne carenti. Per esempio ci siamo sorpresi a noi stessi festeggiando, perché oggi abbiamo avuto tre ore di elettricità, o perché abbiamo avuto l’acqua due volte durante la settimana.

– Sperimentare da vicino le parole del Vangelo:

“Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20)

In fine, significa anche -personalmente- un dovere: noi come consacrati aneliamo stare a lato -incluso materialmente- delle anime che soffrono, per potergli offrire una parola di consolazione, o anche solo essere qualcuno che accompagni e comprenda il loro dolore e che semplicemente, vuole stargli vicino. Siamo convinti che questa è la missione della chiesa in queste terre: stare vicino ai suoi figli che soffrono, offrirgli conforto, compagnia, il sollievo dell’affetto e la vicinanza maternale: mostrargli di alcuna maniera che Dio non dimentica a nessuno dei suoi figli, fino a dire: “Si dimentica forse una donna del suo bambino, così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere? Anche se queste donne si dimenticassero, io invece non ti dimenticherò mai”. (Is 49,15). Abbiamo capito, venendo in questa missione, che dobbiamo far vedere il viso materno della Chiesa, come espressione dell’amore di Dio per tutti gli uomini.

La Santissima Vergine ci aiuti a stare -come Lei lo ha fatto- vicino ai suoi figli, compartendo il loro dolore, sostenendoli nelle loro croci, infondendo in loro la speranza che solo coloro che camminano nelle tenebre un giorno vedranno le stelle.  

Missionari ad Aleppo, Siria

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