“Tre missili sono esplosi a pochi metri dal luogo nel quale viviamo”

Un saluto a tutti,

abbiamo tante cose da raccontarvi, e molte cose per le quali vogliamo ringraziarvi. Senza dubbio è attraverso tutte le vostre preghiere che riceviamo dal cielo la forza necessaria per continuare ad andare avanti nella missione che ci è stata affidata e nella quale abbiamo deciso volontariamente di rimanere. Tutto questo spiega come è possibile che possiamo far fronte a situazioni così tragiche – e per le quali nessuno può pensare di essere preparato – come quelle che abbiamo vissuto lo scorso martedì 15 gennaio quando tre missili sono esplosi a pochi metri dal luogo nel quale viviamo.

così è rimasto il quartiere dell'università

così è rimasto il quartiere dell’università

Prima di raccontarvi i dettagli vogliamo rassicurarvi del fatto che stiamo bene. Ciò che è successo è stato spaventoso e ne siamo rimasti tutti colpiti, però stiamo bene e ringraziamo Dio per poter accompagnare le persone del luogo in questi momenti.

Le esplosioni sono accadute una a mezzogiorno, ora nella quale c’è il maggior traffico e pedoni che camminano per strada. La prima, nella rotonda dove comincia la città universitaria; la seconda – quasi simultanea – di fronte; e pochi minuti dopo la terza a pochi metri, davanti agli edifici che attualmente occupati dalle famiglie rifugiate. Abbiamo sentito l’esplosione, il nostro edificio ha tremato e abbiamo visto come volavano i pezzi di ogni tipo di materia al di sopra di noi. Si sono rotte molte finestre, vetri e persiane. Nella chiesa sono cadute le vetrate, e le macerie che volavano perforavano il tetto in diversi punti. Noi abbiamo sofferto nessun danno. Immediatamente i sacerdoti sono corsi al convento vicino ad assistere gli anziani della casa di riposo di madre Teresa e noi suore abbiamo soccorso del piano di sotto le studenti. Quest’anno, a causa della situazione, non si è aperto regolarmente la casa degli studenti, però abbiamo quattro ragazze che vivono con noi che sono sorelle carnali, due sono studenti e le altre due lavorano nell’università. Queste ultime due si trovano fuori al momento dell’esplosione.

Pochi minuti dopo è arrivata una di loro, Hedra, ferita. Stava attraversando la rotonda nel momento della prima esplosione. Durante l’esplosione tutto è volato, e una particella di metallo le si è conficcata nelle spalle. In mezzo a un simile caos era impossibile trovare dei mezzi per muoversi o mettersi in comunicazione con gli ospedali. Non c’era l’elettricità né telefono. Non funzionava non è anche i cellulari. Nella porta erano parcheggiate alcune macchine degli impiegati del vescovato, che provvidenzialmente avevano finito di lavorare più tardi del loro abituale orario lavorativo erano le 13. Però avevano paura di uscire ed inoltre le automobili erano danneggiate, con i vetri rotti. Alla fine uno di loro ci ha portato con la sua macchina all’ospedale più vicino. Ci accompagnate il padre Rodrigo.

Hedra e le sue sorelle

Hedra e le sue sorelle

Nell’ospedale si sono presi cura di Hedra immediatamente, che hanno fatto diverse diagnosi per definire la sua situazione. Il pezzo di metallo aveva attraversato un osso della spalla, aveva rotto due costole perforato il polmone, per questo era necessario intervenire chirurgicamente per estrarre il pezzo di metallo inserire un tubo di drenaggio nel luogo della perforazione. Il suo stato era molto delicato però medici hanno agito con grande velocità e si sono comportati in un modo eccellente. Lei è stata sempre cosciente e, anche se afflitta dal dolore ha mostrato forza ammirabile. Il P. Rodrigo ha potuto confessarla prima che entrasse nella sala chirurgica. Tutto è successo così velocemente e un’ora dopo già era sotto i ferri per l’operazione.

Hedre e i suoi amici

Hedre e i suoi amici

Durante tutto questo, il P. David stava assistendo i feriti della rotonda, dove lo spettacolo era impressionante. Una delle vittimi era Sarkis, un umile lavoratore di una sincera pietà, benefattore del Blog SOS Cristiani in Siria. Si incamminava verso la stazione degli autobus e si trovo proprio davanti all’esplosione. È volato molti metri abbracciato quasi completamente dalle fiamme e ha riscontrato diverse fratture. Il P. David gli ha amministrato gli ultimi sacramenti e uno dei nostri giovani lo ha trasportato immediatamente con la sua automobile all’ospedale. La gravità delle bruciature e l’impossibilità di operarlo in quello stato faceva pensare al peggio. Ma Sarkis si affidò ancora una volta all’intercessione di San Giuseppe, che ogni giorno invocava con la sua preghiera dei trenta giorni ed è sopravvissuto.

Sarkis e p. David Fernandez

Sarkis e p. David Fernandez

Tante persone sono morte quel giorno. La magnitudine delle esplosioni è stata enorme ed ha causato un orrendo massacro. Oltre al traffico di automobili dovuto all’orario e il costante afflusso di studenti, questo angolo della città universitaria era occupato da decine di tende di rifugiati e la rotonda assediata da fragili bancarelle di venditori. I dati ufficiali che sono apparsi al mondo non sono reali. Alcuni dicono che solo tra gli studenti ci sono stati più di 400 morti. Inoltre ci sono cento feriti e molti scomparsi, tra loro Suor Rima, una delle Religiose della M. Dorotea che si incontrava nella rotonda in quell’istante. L’episodio di Hedra e di Sarkis, come le altre tante persone che sono sopravvissute, sembrano dei miracoli.

Alcuni fedeli della communità cattolica di Aleppo

Alcuni fedeli della communità cattolica di Aleppo

Quel giorno abbiamo festeggiato il secondo anniversario della Dedicazione della Chiesa e stavamo preparando la celebrazione e la festa. Dopo tanti anni di sacrificio e di difficoltà di ogni tipo, il 15 Gennaio del 2011 è stata inaugurata solennemente la tanto aspettata chiesa, motivo di grande allegria per i cristiani della zona che finalmente avevano il proprio tempio dove riunirsi per pregare.

Pero, al compiersi dei due anni, gli è stata strappata anche questa consolazione. Hedra, ferita gravemente, è arrivata con difficoltà alla porta della Chiesa. È stato proprio li che l’abbiamo incontrata: seduta su un banco, dimentica del proprio male gemeva vendendo la Casa di Dio così mal ridotta.

Il giorno successivo sono venuti molti dei nostri fedeli e amici, per aiutarci a pulire la chiesa, per togliere le macerie e i vetri; abbiamo portato tutto in un salone del vescovado. Li abbiamo celebrato la santa messa, alla quale ha partecipato tutta la nostra “piccola-grande famiglia” che viene a pregare quotidianamente. Non cera nessuno che non piangesse. È stata una messa speciale, di dolore e di ringraziamento. Un’ammirabile testimonianza della fede sempre viva, che si irrobustisce e si purifica nella sofferenza.

Giovanni della nostra comunità parrocchiale

Giovanni della nostra comunità parrocchiale

“Che non succeda che per quello che è accaduto i  nostri missionari vogliano tornare al loro paese”. Questa è stata la prima cosa che hanno pensato, ci dicevano costernati. Gli abbiamo raccontato di tutti voi, e si sentono sinceramente accompagnati dalle vostre preghiere e offerte. Tutto questo ha molto valore per loro. Tra le foto che abbiamo inviato con questo comunicato, ce ne sono due che abbiamo scattato uno di quei giorni dopo la messa, affinché possiate conoscere alcune delle persone per le quali pregate.

Un forte abbraccio a tutti. E grazie per le vostre preghiere!

Padri e Suore missionari in Aleppo

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Una risposta a “Tre missili sono esplosi a pochi metri dal luogo nel quale viviamo”

  1. Evermod Jan Sladek OPraem. ha detto:

    Che Dio vi benedica. Domani celebrero le tre messe. Una sarra per voi…
    P. Evermod Jan Sladek OPraem.

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