Voi non ci abbandonerete, non è vero?

Carissimi, 

molti ci hanno scritto o chiamato domandando come stessimo, per questo vi stiamo scrivendo, per raccontarvi quello che sta succedendo qui; affinchè non vi spaventiate, perchè noi stiamo bene, però vi scriviamo anche per chiedervi di pregare molto per il popolo della Siria.

Certamente la guerra è il flagello che più crudelmente colpisce i popoli. Violenza, fame, miseria, disperazione e morte sono alleati e la sofferenza che provoca nella gente è indescrivibile.

Noi lo vediamo diariamente, non negli schermi dei cinema, ma nella vita reale, nelle nostre strade, tra la nostra gente.

La Siria è in guerra da più di un anno. Le notizie sconfortanti di ciò che succedeva nelle città vicine non inquietavano molto agli aleppini che distratti dai propri affari e dalla propria agiata vita sociale, dicevano con un certo scetticismo: “ad Aleppo mai succederà una cosa così”.

 Però, piano piano si sono cominciate a sentire le conseguenze di questa guerra interminabile. Una forte ondata di attentati ha scosso la città in questi ultimi mesi. Si sono moltiplicati i crimini e tra questi i sequestri di persona per chiedere poi il riscatto in denaro (in vari casi le vittime erano cristiani a noi conosciuti, come successe al papà di una nostra giovane del gruppo di fedeli. Ogni giorno c’erano tafferugli e scontri nella città universitaria, che sta ad un solo isolato dalla nostra Chiesa Cattedrale.

I tagli della corrente sono ogni volta più frequenti,  fermano il lavoro, impediscono la comunicazione e rendono insopportabile il calore, che arriva a toccare i 47 gradi. I viveri più essenziali scarseggiano. Non si trova il pane. Non c’è gas, ne gasolio. Le conseguenze sono che  nelle strade la gente si spara per un litro di benzina, o vi verificano aggressioni fisiche, come gli è successo ad un ragazzo che perse un dito in una contesa per una bombola di gas.

Il lavoro si è già paralizzato e l’aumento totalmente sproporzionato dei prezzi ha fatto si  che gli stipendi già non sono più sufficenti per le minime spese. Nelle facce delle persone si vede la preoccupazione e l’incertezza per il futuro dei propri figli.

Tutto sembrava indicare un lento e saldo avanzamento di questa marea incontenibile di odio e di violenza. I ribelli incominciarono a prendere la città dalle periferie, le sparatorie ed i colpi di cannone si ascoltavano quotidianamente; ciò che sembrava prima una lontana minaccia, è una realtà consumata che ha sconvolto tutta la città di Aleppo.

 

Martedì scorso i ribelli avanzarono e conquistarono vari quartieri della città. La situazione così è peggiorata notevolmente. Gli scontri son molto duri in alcune zone. Le strade, gran parte del giorno, sono deserte, i negozi sono chiusi e la gente terrorizzata. Si sentono da lontano gli aerei che sorvolano i quartieri dove si sono riuniti i gruppi di ribelli; i quali stanno provando a fare l’ultima offensiva e questo implica un numero incalcolabile di vittime. I bombardamenti sono continui, come del resto gli spari, e le scariche dei missili. Ormai siamo abituati a sentirli, tutti lo diciamo, è già da molto tempo che li ascoltiamo.

 Un vecchietto che viene al coro della cattedrale ci diceva: “ieri notte gli spari nella nostra via erano foritssimi. Pregai l’atto di dolore e andai a letto…”.Noi stiamo bene. Abbiamo preso le giuste precauzioni e rimaniamo in allerta. Il nostro quartiere non è uno dei più colpiti, però da qui ascoltiamo i bombardamenti e le esplosioni, per cui è difficile poter dormire la notte. Diverse famiglie ci hanno chiesto ospitalità nel caso che la situazione peggiori. Infatti, molta gente ha già lasciato la propria casa per il pericolo e sono state predisposte alcune scuole ed edifici pubblici della città per accogliere i profughi. Il vescovato ha due piani sotto terra, dove funziona la pensione delle universitarie che ora è libera provvidenzialmente, giacchè le studentesse  prima che si aggravassero le cose , tornarono alle loro case per la chiusura estiva. Solo due ragazze sono rimaste nella pensione. Quindi avremo la possibilità di ospitare varie famiglie. Abbiamo preparato anche una buona riserva di alimenti.

 Le congregazioni religiose continuano a rimanere salde ai loro posti, a pesare dei pericoli, per appoggiare e aiutare la gente in questi momenti così difficili. Ci incoraggiamo mutuamente e ci manteniamo informati su ciò che succede.

Siamo in contatto telefonico con i nostri fedeli tutti i giorni, e soffriamo con loro. Abbiamo vari casi di madri che sono rimaste sole qui  con i propri figli. I loro mariti, che per lavoro si trovano all’estero, non sono potuti ritornare nel paese perchè per il momento la strada per andare all’aereoporto è stata bloccata. Quelli che lavorano nelle altre città della Siria non sono potuti tornare dalle loro famiglie perchè le strade sono interrotte già da tempo. Uno degli organisti della cattedrale ha i suoi due fratelli nell’esercito, da un’anno e mezzo; la madre, vedova già dalla gioventù, soffre in silenzio e con grande fortezza il futuro dei suoi due figli che stanno al fronte.

È stato proprio giustamente in questi tempi di guerra che abbiamo visto ravvivarsi la fede dei cristiani, con un nuovo vigore e con il moltiplicarsi dei frutti apostolici della missione. Non è casuale nel piano divino, che la data dell’inizio del conflitto abbia coinciso con la inaugurazione della Cattedrale. Da allora siamo stati testimoni di un susseguirsi innumerabile di benedizioni.

Dalla notte alla mattina si è riunita una quantità variatissima di fedeli, da vicino e da lontano, incantata per le celebrazioni liturgiche e l’ambiente di raccoglimento che dicono di trovare qui con noi. Si è formato un Oratorio ed il coro dei bimbi che è culminato nel concerto di Natale e con il Presepe vivente a cui partciparono più di 50 bambini. È stato un avvenimento storico per tutti ed ha avuto un tocco del tutto speciale con un certo sapore di “congedo”, perchè le cose si preannunciavano negative e nessuno poteva sapere se il prossimo Natale avremmo potuto celebrare come abbiamo fatto ora.

In questo anno subito dopo il mese di Maria,  in maggio, abbiamo celebrato il mese del Sacro Cuore. È venuta molta gente nelle Messe giornaliere e abbiamo registrato un notevole aumento della devozione delle persone, che traspariva dalla partecipazione alla Santa Messa  in maniera fraterna. Si è formata una grande famiglia unita con i legami industruttibili della carità. Abbiamo molti dottori e professionisti, che appartengono al nostro quartiere , il più “distinto” di tutta Aleppo. Comunque abbiamo tra i nostri fedeli anche gente molto semplice che viene da lontano, dai quartieri più umili. Tutti formano questa grande famiglia. Tutti rimangono con piacere dopo la Santa Messa per conversare nel salone compartendo il tradizionale caffè arabo. È una tradizione che abbiamo seguito fin dal principio e che ha dato anche frutti molto importanti, facilitando l’incontro e la conversazione tra le persone  in un ambiente tanto ostile al cristianesimo ed ultimamente scioccato; così si sono creati legami di amicizia e  di carità tra persone che prima neanche si conoscevano.  

Tutto questo la gente lo nota e ringrazia. Gli sentiamo dire frequentemente: “veniamo a messa perchè c’è un  ambiente di preghiera, perchè nella messa si prega e perchè ci sentiamo in famiglia”. Si è formato un numeroso gruppo di giovani molto buoni. L’aggravarsi della situazione invece di scoraggiarli li ha resi più fervorosi e compromessi, desiderosi di approfittare questo momento per pregare di più. Loro stessi ci chiesero di poter trascorrere dei giorni di convivenza nel vescovato per scappare un poco dalla situazione di tensione e chiusura che vivono ultimamente. L’esperienza terminò con un esitoso accampamento di 4 giorni. Erano contenti, non solo perchè hanno potuto distendersi e ricreasi, ma perchè principalmente sono cresciuti spiritualmente. Frutto di tutto questo, è che molti di loro hanno cominciato a partecipare con noi all’adorazione, al rosario, alla messa diaria, e ai vespri; ci hanno chiesto di organizzargli un’esercizio spirituale. Però il coronamento di tutte queste benedizioni è che di questi tempi che sembrano tanto sfavorevoli molti di questi giovani hanno pensato  e stanno pensando alla vocazione religiosa.

È emozionante vedere che in questi giorni più pericolosi la messa giornaliera segue frequentata anche più di prima, perchè è venuta gente che solo veniva le domeniche. Oggi specialmente è stato commovente. Fin dall’alba sono permanenti i boati dell’esplosione di missili e le raffiche nel nostro quartiere. Nonostante tutto questo la gente è venuta a messa! Con tutto il pericolo che questo comportava! Qui non si sarebbe emozionato vedendo tutti questi giovani ed adulti pregare, mentre fuori si ascoltavano gli spari e le bombe che scoppiavano durante tutto il tempo della messa.

Come si spiega tutto questo, se non è per la Divina Abilità che ha nostro Signore di trasformare i mali in beni?

Queste piccole vittorie, che dal punto di vista dell’eternità sono enormi, sono quelle che rendono furioso il demonio. Quando lui crede di star vincendo la guerra, Dio sta raccogliendo i suoi migliori frutti. Nelle “Lettere del demonio a suo nipote”, Lewis mette nella bocca dello sperimentato diavolo Escrutopo questi consigli diretti a suo mipote, il diavolo dice: “Devo avvisarti di non aspettarti troppo da una guerra…se non stiamo attenti, ne vedremo a migliaia tornare, nella tribolazione, verso il nemico, mentre decine di migliaia che non arrivano a tanto, vedono la sua attenzione, senza dubbio, deviata da se stessi verso valori e cause che credono più elevate che il proprio ego.”

 A noi come missionari, anche, in certo modo, ci ha cambiato la vita. Tutto passa, e la morte arriverà per tutti tardi o presto. Lo sappiamo, lo predichiamo, però è molto forte l’esperienza di viverla così da vicino.

La nostra gente ci ringrazia sempre di più che li stiamo accompagnando in questi momenti di tanta sofferenza. Parlando di tanti cristiani che sono fuggiti nel Libano, ci commentava una famiglia: “Voi non ci abbandonerete, vero?”.

È un regalo immeritato quello che ci ha dato Dio, cioè, di poter assistere i cristiani in tempi tanto dolorosi e avversi.

Viva la missione!!!!

Ci raccomandiamo alle vostre preghiere.

I Padri e le suore missionari in Aleppo, Siria

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