…continuate a missionare!!

Cari amici, passando per Roma in transito verso i nostri paesi natale, abbiamo ricevuto un bel regalo: abbiamo salutato al Papa Francesco un mercoledì  durante l’Udienza Generale.

papasiria

Piazza San Pietro era colma di pellegrini provenienti da tutte le parti del mondo. È sempre un miracolo della nostra fede veder congregate migliaia di persone di tutti i tipi, di così diverse culture, unite per amore del Papa, Vicario di Cristo sulla terra.

Come da tradizione, finita la catechesi, il Santo Padre scese dal palco e cominciò ad avvicinarsi alla gente per salutare. Il clima di festa e di allegria che si respirava era contagioso. Si distaccavano i gruppi di pellegrini argentini che cantavano e acclamavano al Papa con quel brio che li caratterizza. Passando vicino alle transenne, il Papa scherzava e parlava con ogni persona con un’attenzione che sembrava unica, come se in quei momenti il tempo si fermasse e come se non di fosse nessuno nella piazza.

Finalmente è arrivato il nostro turno; lo abbiamo salutato e ci siamo presentati come missionari in Siria; all’istante tacerono le risate ed il volto del Papa Francesco divenne triste, lasciando trasparire il profondo dolore che gli produce questa guerra. Abbiamo conversato un pò sulla situazione e gli abbiamo trasmesso il ringraziamento dei nostri fedeli per le sue preghiere. Sono stati pochi istanti ma molto intensi. Mentre già ci stava congedando, con il viso nuovamente acceso, il successore di Pietro ci ha incoraggiato con un vivo entusiasmo e ci ha detto: “Voi continuate missionando!! Continuate a missionare!!

Un forte abbraccio a tutti!!

I missionari dell’Istituto del Verbo Incarnato di Aleppo, Siria

 

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Grazie! Ci avete fatto sentire che siamo a Natale!

Anche se con qualche giorno di ritardo – voi già conoscete gli inconvenienti “tecnici” di questa missione – vi scriviamo delle linee per augurarvi buone feste! Vogliamo ringraziarvi di tutti i messaggi di saluti che avete inviato. Dio ascolti le vostre preghiere e ci conceda la pace!

Qui abbiamo trascorso delle feste molto particolari. A causa della situazione di pericolo e della necessità di concentrare tutte le attività in un orario prudente, le Messe di Natale e dell’Anno Nuovo sono state celebrate alle 4 del pomeriggio. In più, dato che sta facendo molto freddo e non ci sono mezzi per riscaldarci, stiamo usando la Cappella del Santissimo al posto della Chiesa grande. I vetri della Cappella sono ancora sostituiti da grandi pannelli di plastica che funzionano da vetri – questo a causa della grande esplosione del gennaio dell’anno scorso -, comunque è un ambiente più piccolo e ci obbliga a stringerci un pò!

In queste ultime settimane abbiamo avuto pochissima elettricità. Però, come regalo inaspettato di Natale, appena cominciata la Vigilia di Natale è arrivata la luce! È durata un’ora in più, così ci ha dato tempo per festeggiare. Musica, qualche dolce e evviva la festa! Gli adulti ed i ragazzi hanno ballato fino all’ultimo minuto di luce!

Per assicurare agli scettici che attribuiscono tutto al caso, il 31 gennaio è successa la stessa cosa! È arrivata la luce durante la Messa!

Nella predica il Padre Rodrigo ha esortato a ringraziare i beni con i quali Dio ci benedice: il dono della vita – in mezzo a questa guerra ancora siamo vivi – ; il dono della salute, quando non possiamo contare con il  riscaldamento per difenderci dal freddo; il dono possibile che i nostri giovani possano continuare gli studi nell’università, lottando con tante contrarietà; il dono che come comunità di fedeli possiamo vivere un forte spirito di famiglia e ricevere a Gesù Sacramentato quotidianamente; le confessioni, gli esercizi spirituali, le attività, gli apostolati realizzati in condizioni tanto avverse, e tanti altri beni ricevuti a livello personale.

Dopo la Messa abbiamo potuto fare un pò di più di festeggiamenti mentre c’era ancora l’elettricità. Addirittura abbiamo brindato al nuovo anno con una bottiglia di vino fatto in casa che aveva il gusto di un raffinato champagne!

Questi sono piccoli dettagli che sembrano insignificanti agli occhi di chi non soffre le privazioni che qui vive questa gente. Non c’è elettricità per ascoltare i canti di Natale e mettere le luci nel presepe; non c’è il panettone, né torroni, né come cucinare pietanze del tempo di festa; non ci sono regali, né roba nuova, non c’è neanche la possibilità di farsi una buona doccia con acqua calda! In definitiva, anche se si tratta solo di una “sfumatura” di queste feste, è difficile viverle così con tante privazioni…Tuttavia, finita la Messa e la festa di Natale, tutta la gente felice ci diceva: Grazie! Ci avete fatto sentire che siamo a Natale!

Queste difficoltà sono appena un’ ombra di ciò che realmente stanno soffrendo qui i cristiani. Avvicinandoci a queste feste, i gruppi fondamentalisti dell’opposizione cercano sempre di seminare terrore e di impedire che vadino a pregare. Hanno pubblicato apertamente nei mass-media sociali, il loro piano di attaccare durante le feste i più tradizionali quartieri cristiani del centro della città, “sparando sopra le loro case missili pitturati di rosso come regali di Babbo Natale”. Purtroppo lo hanno fatto sul serio, e le bombe sono piovute letteralmente su di loro tutti questi giorni di festa, provocando molte vittime e causando distruzione da ogni parte.

Però  non si rendono conto che non possono fare niente contro di loro…Invece di intimidirli li rendono più forti! Il pericolo di perdere la vita non ha potuto fermare lo spirito del Natale di questo popolo che ancora una volta ha colmato le Chiese della città di Aleppo.

Questo è il segreto del cristiano: fa infuriare e confonde al demonio e coloro che sono sotto la sua bandiera: la sofferenza rafforza il popolo cristiano, la persecuzione lo rende fecondo e la morte gli da la vita!

Buon natale a tutti! Invochiamo un anno nuovo di pace!

I missionari di Aleppo

SOS CRISTIANI IN SIRIA

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Anche le più ardue difficoltà non riescono a far scoraggiare questo popolo!

Carissimi:

Anche se già tempo fa abbiamo raccontato queste vicende, vogliamo compartire con voi questa storia perché abbiamo il segnale internet.

Sta facendo molto freddo ad Aleppo. Abbiamo appena un paio di ore di elettricità al giorno e scarseggia il combustibile, quindi purtroppo le fonti di calore con le quali ci riscaldiamo stanno esaurendo.  La gente scende nelle strade per trovare almeno un pó di legna per cucinare e scaldarsi! Gli alberi che prima abbellivano la città sono stati tagliati fino all’ultimo ramo!

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Una mamma non sapeva che fare per consolare i suoi 3 bambini che piangevano per il freddo; allora si è inventata: “andiamo a ballare!”. Il papà improvvisò un “table” (un tamburino arabo) dando dei colpi ritmici sulla tavola mentre cantava, e la mamma ballava trascinando i suoi bambini per la mano. I genitori hanno avuto ingegno per animare i propri figli, così che hanno finito per  ridere tantissimo e si sono  riscaldati…Intanto i vicini dell’appartamento di sotto si domandavano quale era il motivo di tanta festa! Anche le più ardue difficoltà non riescono a far scoraggiare questo popolo!

Dopo vari giorni di temperature sotto zero gradi, lunedì ha cominciato a nevicare…Per qualche momento noi tutti abbiamo dimenticato gli orrori di questa guerra e siamo scesi per le strade.

I cannoni “ovattati”, sembrano essersi addormentati sotto la spessa neve, così che la “ferita” Aleppo appare bella..e bianca!

I missionari di Aleppo

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Buon Natale e felice anno nuovo!

syria

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Questo popolo vive di allegria in allegria

Finalmente, dopo un’altra settimana senza la luce…oggi è arrivata la luce! Solo per pochi momenti, comunque questo ha creato una festa in tutta la città. La centrale elettrica è ancora occupata, di conseguenza il problema non si è ancora risolto. Sembrava che erano arrivati ad un accordo per permettere la distribuzione della corrente; però nella realtà abbiamo trascorso intere settimane senza luce, interrotte da pochi giorni di “prodigalità”, nei quali abbiamo fatto festa per avere 2 o 3 ore di luce al giorno. Come l’ovazione dei tifosi per un bel gol da metà campo, così si sente in tutta la città il grido contagioso di allegria quando torna la luce.

alegria

Qualcuno con intelligenza viva scrisse queste linee che abbiamo tradotto dall’arabo:

“La gente di Aleppo è la più allegra del mondo:

Se arriva la luce…si allegra!

Se arriva l’acqua…si allegra!

Se arriva l’internet…si allegra!

Se arriva il segnale per il cellulare…si allegra!

Se attraversa la strada senza che la colpisca una pallottola vagante…si allegra!

Se dopo 5 ore di fila davanti al fornaio, è riuscita a comprare un pó di pane e torna sana e salva a casa…si allegra!

Se il figlio è stato all’università e nessun missile è esploso vicino a lui…si allegra!

Se è riuscita a dormire durante la notte a pesare delle esplosioni dei cannoni…si allegra!

Se ha trascorso la notte e si è svegliata la mattina del nuovo giorno…si allegra!

Questo popolo vive da allegria all’altra!”.

Più in là dell’ironia, è completamente certo che questa gente ha imparato ad essere allegra. Ha imparato a ringraziare a Dio per ciò che ha, ed in più, a dar valore a tutte queste cose del quotidiano che a noi ci sembrano insignificanti come dei regali della Divina Provvidenza.

Missionari dell’IVE in Siria

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Il Papa all’udienza di oggi: “Preghiamo per queste monache, per queste sorelle – ha esortato il Papa – e per tutte le persone sequestrate a causa del conflitto in corso.”

papa-francisco-rezandoAPPELLO PER LE MONACHE PORTATE VIA CON LA FORZA DAL MONASTERO GRECO-ORTODOSSO DI SANTA TECLA IN SIRIA

Città del Vaticano, 4 dicembre 2013 (VIS). Al termine della catechesi il Papa ha invitato tutti a pregare per le monache del Monastero greco-ortodosso di Santa Tecla nella città cristiana di Ma’lula, in Siria, che due giorni fa sono state portate via con la forza da uomini armati. “Preghiamo per queste monache, per queste sorelle – ha esortato il Papa – e per tutte le persone sequestrate a causa del conflitto in corso. Continuiamo a pregare e a operare insieme per la pace. Preghiamo la Madonna. (Ave Maria…)”.

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Maaloula, ribelli islamisti sequestrano 12 religiose ortodosse del monastero di santa Tecla

Le suore sono state rapite oggi pomeriggio durante l’irruzione di un gruppo di armati nel monastero. Per mons. Mario Zenari, nunzio vaticano a Damasco e per la Chiesa greco-ortodossa i ribelli hanno condotto le religiose a Yabrud, città a 80 km da Damasco.

Damasco (AsiaNews) – Ribelli islamisti hanno rapito questo pomeriggio 12 suore del monastero greco ortodosso di santa Tecla a Maaloula (nord di Damasco).  La notizia è confermata da mons. Mario Zenari, nunzio vaticano a Damasco, in contatto con il Patriarcato greco-ortodosso che attraverso il diplomatico vaticano “chiede a tutti i cattolici di pregare per le religiose”. Citando un comunicato del Patriarcato greco-ortodosso, mons. Zenari  spiega che “gente armata ha fatto irruzione questo pomeriggio nel monastero di santa Tecla a Maaloula e preso con la forza le 12 religiose”. Esse sarebbero ora in marcia con un contingente di ribelli islamisti diretto a Yabrud, a circa 80 km a nord della capitale. Per il nunzio e per la Chiesa greco-ortodossa le motivazioni  del gesto non sono ancora note.

I ribelli del Free Syrian Army (Fsa) hanno invaso il villaggio lo scorso 5 settembre,sconfiggendo le truppe del regime grazie all’appoggio delle brigate al-Nousra, legate ad al-Qaeda. Dopo aver preso il controllo sulla città, gli islamisti hanno iniziato a profanare gli edifici cristiani e ucciso tre giovani cattolici. L’intera popolazione cristiana, oltre 3mila persone, ha abbandonato le proprie abitazioni trovando rifugio a Bab Touma, il quartiere cristiano di Damasco, mentre alcuni hanno raggiunto parenti in Libano o i conventi della Chiesa greco-cattolica della zona. Finora gli unici abitanti di Maaloula erano i musulmani e le 40 suore del monastero di santa Tecla, rimaste nel villaggio per prendersi cura di decine di bambini rimasti orfani.

Da ieri Maaloula è teatro di violenti combattimenti fra esercito e ribelli siriani, fra cui anche molti esponenti della milizia estremista Jabat-al-Nousra. Gli scontri sono concentrati soprattutto nella parte alta della città, la più antica, sede del monastero greco-ortodosso di santa Tecla e di quello greco-cattolico dei santi Sergio e Bacco. Da qui i ribelli lanciano continui attacchi contro l’esercito che controlla la parte inferiore dell’abitato. Fonti di AsiaNews sottolineano che i combattimenti si stanno intensificando: “L’esercito vuole riconquistare tutti i villaggi a nord di Damasco e ha lanciato una dura offensiva contro i ribelli, che per contrastare l’avanzata stanno mettendo ‘a ferro e fuoco’ le aree sotto il loro controllo”. (S.C.)

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Papa Francesco: «Mai rassegnarsi a pensare il Medio Oriente senza i cristiani»

Alle ore 12 di oggi, nella Sala Clementina del Palazzo Apostolico Vaticano, il Santo Padre Francesco ha ricevuto in Udienza i partecipanti alla Plenaria della Congregazione per le Chiese Orientali. Dopo l’indirizzo di omaggio del Prefetto, Card. Leonardo Sandri, il Papa ha rivolto ai presenti il discorso che riportiamo di seguito:

Cari fratelli e sorelle,

«Cristo è la luce delle genti»: così esordisce la Costituzione dogmatica sulla Chiesa del Concilio Ecumenico Vaticano II. Da oriente ad occidente tutta la Chiesa rende questa testimonianza al Figlio di Dio; questa Chiesa che, come evidenzia in seguito il medesimo testo conciliare, «è presente in ogni nazione della terra […], infatti, tutti i fedeli sparsi per il mondo sono in comunione nello Spirito Santo» (n. 13). «Così – aggiunge poi, citando Giovanni Crisostomo – chi sta a Roma sa che gli Indi sono sue membra» (Omelia su Giovanni 65,1: PG 59,361).
La memorabile assise del Vaticano II ebbe anche il merito di ricordare esplicitamente come nelle antiche liturgie delle Chiese Orientali, nella loro teologia, spiritualità e disciplina canonica «risplende la tradizione che deriva dagli apostoli attraverso i padri e che costituisce parte del patrimonio divinamente rivelato e indiviso della Chiesa universale» (Decr. Orientalium Ecclesiarum, 1).

Oggi sono veramente lieto di accogliere i Patriarchi e gli Arcivescovi Maggiori, insieme con i Cardinali, i Metropoliti e i Vescovi membri della Congregazione per le Chiese Orientali. Ringrazio il Cardinale Leonardo Sandri per il saluto che mi ha rivolto e gli sono riconoscente per la collaborazione che ricevo dal Dicastero e da ciascuno di voi.

Questa Sessione Plenaria intende riappropriarsi della grazia del Concilio Vaticano II e del successivo magistero sull’Oriente cristiano. Dalla verifica del cammino compiuto, emergeranno orientamenti atti a sostenere la missione affidata dal Concilio ai fratelli e alle sorelle d’Oriente, quella cioè di «promuovere l’unità di tutti i cristiani, specialmente orientali» (ibid., 24). Lo Spirito Santo le ha guidate in questo compito sui sentieri non facili della storia, alimentandone la fedeltà a Cristo, alla Chiesa universale e al Successore di Pietro, anche a caro prezzo, non raramente fino al martirio. La Chiesa tutta vi è davvero grata per questo!
Ponendomi nel solco tracciato dai miei Predecessori, voglio qui riaffermare che «esistono legittimamente in seno alla comunione della Chiesa, le Chiese particolari, con proprie tradizioni, rimanendo però integro il primato della cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale di carità, tutela le varietà legittime e veglia affinché ciò che è particolare, non solo non pregiudichi l’unità, ma piuttosto la serva» (Lumen gentium, 13). Sì, la varietà autentica, la varietà legittima, quella ispirata dallo Spirito, non danneggia l’unità, ma la serve; il Concilio ci dice che questa varietà è necessaria all’unità!

Stamane ho potuto apprendere dalla viva voce dei Patriarchi e degli Arcivescovi Maggiori la situazione delle diverse Chiese Orientali: la rifiorita vitalità di quelle a lungo oppresse sotto i regimi comunisti; il dinamismo missionario di quelle che si rifanno alla predicazione dell’apostolo Tommaso; la perseveranza di quelle che vivono in Medio Oriente, non di rado nella condizione di “piccolo gregge”, in ambienti segnati da ostilità, conflitti e anche persecuzioni nascoste.

Nella vostra riunione state affrontando varie problematiche riguardanti la vita interna delle Chiese Orientali e la dimensione della diaspora, notevolmente cresciuta in ogni continente. Occorre fare tutto il possibile perché gli auspici conciliari trovino realizzazione, facilitando la cura pastorale sia nei territori propri sia là dove le comunità orientali si sono da tempo stabilite, promuovendo al tempo stesso la comunione e la fraternità con le comunità di rito latino. A ciò potrà giovare una rinnovata vitalità da imprimere agli organismi di consultazione già esistenti tra le singole Chiese e con la Santa Sede.

Il mio pensiero si rivolge in modo speciale alla terra benedetta in cui Cristo è vissuto, morto e risorto. In essa – l’ho avvertito anche oggi dalla voce dei Patriarchi presenti – la luce della fede non si è spenta, anzi risplende vivace. E’ «la luce dell’Oriente» che «ha illuminato la Chiesa universale, sin da quando è apparso su di noi un sole che sorge (Lc 1,78), Gesù Cristo, nostro Signore» (Lett. ap. Orientale Lumen, 1). Ogni cattolico ha perciò un debito di riconoscenza verso le Chiese che vivono in quella regione. Da esse possiamo, fra l’altro, imparare la pazienza e la perseveranza dell’esercizio quotidiano talvolta segnato dalla fatica, dello spirito ecumenico e del dialogo interreligioso. Il contesto geografico, storico e culturale in cui esse vivono da secoli, infatti, le ha rese interlocutori naturali di numerose altre confessioni cristiane e di altre religioni.

Grande preoccupazione destano le condizioni di vita dei cristiani, che in molte parti del Medio Oriente subiscono in maniera particolarmente pesante le conseguenze delle tensioni e dei conflitti in atto. La Siria, l’Iraq, l’Egitto, e altre aree della Terra Santa, talora grondano lacrime. Il Vescovo di Roma non si darà pace finché vi saranno uomini e donne, di qualsiasi religione, colpiti nella loro dignità, privati del necessario alla sopravvivenza, derubati del futuro, costretti alla condizione di profughi e rifugiati. Oggi, insieme ai Pastori delle Chiese d’Oriente, facciamo appello a che sia rispettato il diritto di tutti ad una vita dignitosa e a professare liberamente la propria fede. Non ci rassegniamo a pensare il Medio Oriente senza i cristiani, che da duemila anni vi confessano il nome di Gesù, inseriti quali cittadini a pieno titolo nella vita sociale, culturale e religiosa delle nazioni a cui appartengono.
Il dolore dei più piccoli e dei più deboli, col silenzio delle vittime, pongono una domanda insistente: «Quanto resta della notte?» (Is 21,11). Continuiamo a vigilare, come la sentinella biblica, sicuri che il Signore non ci farà mancare il suo aiuto. Mi rivolgo, perciò, a tutta la Chiesa per esortare alla preghiera, che sa ottenere dal cuore misericordioso di Dio la riconciliazione e la pace. La preghiera disarma l’insipienza e genera dialogo là dove il conflitto è aperto. Se sarà sincera e perseverante, renderà la nostra voce mite e ferma, capace di farsi ascoltare anche dai Responsabili delle Nazioni.

Il mio pensiero va infine a Gerusalemme, là dove tutti siamo spiritualmente nati (cfr Sal 87,4). Le auguro ogni consolazione perché possa essere veramente profezia di quella convocazione definitiva, da oriente a occidente, disposta da Dio (cfr Is 43,5). I beati Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II, instancabili operatori di pace sulla terra, siano i nostri intercessori in cielo, con la Tuttasanta Madre di Dio, che ci ha dato il Principe della Pace. Su ciascuno di voi e sulle amate Chiese Orientali invoco la Benedizione del Signore.

© Copyright 2013 – Libreria Editrice Vaticana

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